A un «vecchio saggio» di grande esperienza abbiamo chiesto un parere sulle molte questioni che, pare improvvisamente e senza preavviso, si siano aperte nel gruppo consiliare del Mezzabarba
SANDRO BRUNI: QUESTO PDL COSÌ CROLLERÀ  | | Ex sindaco e assessore regionale, Sandro Bruni sembra essere stato messo in un angolo dal Pdl: «da un anno - dice - più nessuno del partito mi ha chiesto nè pareri nè proposte» |
Sandro Bruni, Sindaco di Pavia dall’agosto 1988 al 1990, consigliere e poi Assessore Regionale dal 1990 al 1995, in consiglio comunale di Pavia dal 1973 al 2011 (con una sosta dal 1995 al 2000), già coordinatore provinciale di Forza Italia e oggi iscritto nelle liste del Pdl, capogruppo nell’attuale consiliatura e poi chiamato dal sindaco Alessandro Cattaneo a sostituire il dimissionario Pietro Trivi e successivamente, «destituito» per rimettere in giunta Trivi, con un consolatorio incarico (gratuito!) nello staff del sindaco. Un «vecchio saggio» di grande esperienza cui abbiamo chiesto un parere sulle molte questioni che, pare improvvisamente e senza preavviso, si siano aperte nel gruppo del Pdl.
La sua «giubilazione» per rimettere Trivi al suo posto pareva aver stabilizzato la giunta, perchè Giancarlo Abelli deve aver contato sul profondo legame che vi ha uniti fin dal 1988, dai tempi della giunta Bruni, per decidere di accoglier la pressante richiesta di Trivi che, assolto (come era logico e prevedibile) dalle accuse mossegli, non voleva accettare nessun incarico politico che lo rileggittimasse, se non il ritorno in quell’assessorato. Nonostante lei, con l’attaccamento al partito che tutti le riconoscono, abbia accettato in silenzio, le turbolenze sono tornate. Quali le cause?
«Anzitutto ringrazio dell’interessamento alle questioni politiche del Pdl pavese e alle attività del Comune di Pavia. Da un anno più nessuno del partito mi ha chiesto nè pareri nè proposte. Io comunque la mia campagna elettorale regionale e nazionale l’ho fatta anche in mezzo alla neve di febbraio-marzo. Rispondo alla sua domanda: le turbolenze nascono e si sviluppano quando non c’è chiarezza di rapporti tra partito e amministratori comunali. Nella democrazia Cristiana prima ma anche nel periodo in cui sono stato coordinatore di Forza Italia... non era così! Ciascuno aveva un proprio ruolo ben preciso e doveva rispettarlo!»
L’elemento scatenante della attuale turbolenza è l’abnorme potere che Cattaneo ha dato a Greco, una sorta di plenipotenziario in Comune e vicepresidente di Asm. Lei ritiene che sia stata una opzione giusta e, soprattutto, quali le cause perchè il gruppo consiliare del Pdl ha messo in discussione le scelte con cui la verifica si è chiusa? Lo stesso Pellegrino che, di solito, cerca di trovare le mediazioni che uniscono, in questa occasione pare abbia preso le distanze! Come mai?
«La turbolenza nel gruppo consiliare non è un fatto solo di questi giorni. E’ chiaro che quando mancano i confronti interni e le possibilità di dialogo anche con il partito (per la verità assai assente almeno per quanto riguarda le iniziative cittadine) si creano inutili attriti e divisioni e si parla poco di progetti e di realizzazione di programmi. Ricordo che nei primi tempi di questa consiliatura con l’incarico di capogruppo riuscimmo ad organizzare questi momenti interni di confronto, poi più nulla e ciascuno pensa di andare per la propria strada».
Lei ritiene che si sia dimostrato lungimirante lo schema seguito fin qui di acquisire il consenso politico dei vari gruppi o singoli consiglieri non con il pieno coinvolgimento nelle scelte, che ne legittimassero pienamente il ruolo, ma con la mera distribuzione degli incarichi negli enti così da legittimare sempre nuove aspettative ad ogni varco che si crea? «Pagati», cioè, per alzare la mano in Consiglio?
«E’ sbagliata la scelta di inserire Consiglieri Comunali nei vari Enti (a meno che non lo preveda espressamente il regolamento Consiliare) perché si creano inutili aspettative e sollecitazioni interne. Un consigliere Comunale deve sapere che per 4 o 5 anni deve lavorare in Consiglio Comunale e nelle Commissioni Consiliari, cercando di essere il più propositivo possibile. Su quale linea di azione? Occorre rileggere il programma elettorale del sindaco, verificarlo ogni tre mesi e renderlo operativo. Io sono stato Consigliere Comunale per 7 consigliature, ho avuto capigruppo molto preparati (Cantone, Vaccari, Niutta) ma anche sapevano coinvolgere i Consiglieri comunali, specialmente quelli di prima nomina. Nessuno si lamentava! E i Consigli Comunali allora duravano fino alle 4/5 del mattino e tutti cercavano di essere presenti e di dare il proprio contributo. Da notare che per diversi anni il nostro gruppo Consiliare era all’opposizione in Consiglio Comunale!»
Cattaneo e la giunta in questi quattro anni sono stati bersagliati da una serie di attacchi politici, spesso con risvolti giudiziari, di particolare violenza ed, a tutt’oggi, per buona parte ancora non giustificati da pronunciamenti di merito negativi. In tutte le vicende, diverse delle quali hanno decapitato interi importanti settori, Cattaneo ha sostenuto che si trattava di fatti ed atti amministrativi, senza implicazioni di tipo «politico». Ma secondo lei, che è stato sindaco in un periodo in cui già si cominciava ad usare il ricorso alla Procura per risolvere querelle amministrative (avvisi di garanzia senza conseguenze compresi) ed assessore di questa giunta dopo i primi «infortuni», Cattaneo ha esercitato il potere-dovere di controllo dei percorsi amministrativi con l’attenzione e la profondità che avrebbe richiesto quanto andava emergendo?
«Il problema delle responsabilità e della verifica del lavoro dei dirigenti è assai delicato ma, oggi più di ieri, preciso e ben definito dalla legge. Occorre però più vigilanza, che non significa la spiata o il super controllo, ma la vigilanza, io, la definirei “vigilanza cristiana”, quel buon criterio che un pubblico amministratore deve avere sapendo che tratta “cosa pubblica” e non problemi di casa propria. Per fare ciò occorre anche molta attenzione, chiarezza di rapporti con il personale (mai pretendere cose al limite della legge o quasi) linearità di atteggiamenti, indicazioni precise del programma di lavoro. Se poi vi sono sbagli o errori, questi vanno subito ripresi, dichiarati e possibilmente riparati, alla luce del sole e nel rispetto degli atti amministrativi».
Dal suo particolare punto di osservazione ritiene che la giunta, nella sua attuale formazione sia rappresentativa della reale consistenza della maggioranza e, soprattutto, del gruppo del Pdl? E ritiene che sia utile e coerente che una verifica chiesta da più parti, che avrebbe dovuto prendere atto dal punto di vista politico delle tante novità emerse dagli schieramenti elettorali di tanti soggetti prima appartenuti al Pdl e dal punto di vista programmatico della manifestata volontà di Cattaneo di iniziare i percorso per Pavia 2019, si limiti a sostituire un assessore e a nominare Greco proconsole factotum in Comune e all’Asm?
«Non rispondo alla sua domanda così come è stata formulata. Dico però che è sbagliato continuare ad “affettare” il gruppo consiliare come se fosse di proprietà dell’uno o dell’altro. Il gruppo è espressione di un voto dei cittadini che nel caso del Pdl hanno scelto anche un ambito preciso politico che li rappresenti in consiglio comunale. Le “verifiche politiche” devono servire per aggiustamenti e miglioramenti programmatici e non per tentare di appropriarsi di fette di potere o di consiglieri comunali. L’unità di un gruppo consiliare è una cosa necessaria, direi indispensabile. Unità che non significa condividere tutto, sempre, ma che nella piena responsabilità di ciascuno, si formuli poi sempre una linea politica o una decisione amministrativa che tutti insieme poi condividono ed esprimono nella città e nelle sedi rappresentative. Serve però anche una maggior presenza di partito che ascolti la città, elabori le proposte e le “consegni” agli amministratori comunali, altrimenti essendo questi impegnati nella quotidianità non possono sempre essere attenti alle sempre più stringenti esigenze della comunità cittadina».
Sono amare riflessioni che lasciano il segno su una gestione di rapporti politici dettata solo dalle necessità di trovare di volta in volta i numeri necessari a continuare a governare in una sorta di «usa e getta» che, nel caso eclatante di Bruni, non tiene conto delle persone, del loro passato, della valenza politica, del supporto alla fase di valorizzazione di un ragazzo che nominato segretario cittadino è stato aiutato a crescere fino a poter essere indicato come candidato sindaco, della fiducia che avevano riposto nel sindaco (Bruni si è dimesso da capogruppo per aiutare Cattaneo) dimettendosi da capogruppo e uscendo dal consiglio comunale.
Redazione
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