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  giovedì 20 giugno 2013 ultimo aggiornamento: 18/6/2013 ore 5:38  
Si sapeva e si è fatto poco e male lasciando che l’epidemia si diffondesse e la popolazione non acquisisse la necessaria consapevolezza del danno

BRONI: EMERGENZA AMIANTO, FERMIAMO LA STRAGE
Un'immagine dell'interno dell'ex Fibronit di Broni: l'amianto è ormai un'emergenza per la città oltrepadana e per i centri del circondario
Un'immagine dell'interno dell'ex Fibronit di Broni: l'amianto è ormai un'emergenza per la città oltrepadana e per i centri del circondario

Fermiamo la strage: questo l’appello che Contramianto rivolge alle istituzioni, non si può più aspettare servono azioni concrete di sanità pubblica e le risposte date sino ad ora ai bronesi continuano ad essere inconsistenti. La Regione Lombardia renda operative le richieste della cittadinanza attivando a Broni un Centro per le patologie asbesto­correlate che si faccia carico degli ammalati e delle famiglie. Un sostegno che vada oltre la sorveglianza sanitaria e sia di aiuto anche psicologico per quanti soffrono a causa dell’amianto. Intanto, mentre le istituzioni si rimpallano le responsabilità, le persone muoiono lasciando un vuoto incolmabile, così se ne andato G. S. a 57 anni, lavoratore della ex Fibronit che avevo incontrato a Broni nel gennaio del 2010, prima di lui centinaia di altri morti secondo l’ufficialità dei dati, mentre stime ufficiose parlano di oltre mille decessi causati dall’amianto negli ultimi 40 anni. Certo la sottostima del rischio e l’inefficacia delle azioni messe in campo hanno allungato a dismisura i tempi di intervento per quello che senza tema di smentita riteniamo essere un vero «Crimine di pace». Si sapeva e si è fatto poco e male lasciando che l’epidemia di amianto si diffondesse e la popolazione non acquisisse la necessaria consapevolezza del danno.

Come constatato da Contramianto ancora nel 2005 l'Istituto Superiore di Sanità evidenziava che: «a fronte dei numerosi studi di epidemiologia geografica pubblicati nell’ultimo ventennio, nessuna istituzione pubblica ha sinora realizzato lo studio di coorte dello stabilimento per la produzione di manufatti in cemento­amianto della Fibronit di Broni». Nè di maggiore aiuto per completezza di dati risultano le informazioni fornite dal Registro mesotelioma della Lombardia che riferendo dati del decennio 2000-2010 di fatto ha tagliato 30 anni di casistica con il risultato che i casi dell’industria del cemento amianto risultano solo 54 con una evidente distorsione di quelli che sono stati i reali effetti dell’amianto provocati dalla ex Fibronit di Broni. Contramianto ha ricomposto i vari dati dalle fonti ufficiali permettendo di avere un quadro complessivo del comune di Broni e degli effetti devastanti causati dall'amianto dell'ex Fibronit sulla popolazione. Tra il 1970 e il 2010 si sono avute 700 patologie asbesto­correlate, 264 i casi di mesotelioma, di cui 178 nei residenti di Broni e 86 nei lavoratori della ex Fibronit, 130 i casi di tumori polmonari, in linea con la letteratura scientifica che indica per ogni caso di mesotelioma professionale almeno due tumori polmonari. Frammentari i dati relativi ad altri indicatori per neoplasie causate dall'amianto che si possono riassumere in 3 casi di tumore alla laringe e 5 casi di tumore all'ovaio in residenti a Broni nel solo periodo 1995-2002.

La ex Fibronit di Broni, al pari di quella di Bari e della Eternit di Casale Monferrato, rappresenta un chiaro esempio delle conseguenze provocate dall'amianto sulla salute dei lavoratori e della cittadinanza e i dati che emergono non fanno che confermare le certezze degli effetti provocati dall'amianto nel territorio dell'Oltrepò pavese. La legislazione nazionale pur prevedendo interventi di sanità pubblica a Broni non ha determinato azioni efficaci e gli studi avviati e le indagini non si sono concretizzati in interventi sanitari su chi nel corso degli ultimi 60 anni ha subito le esposizioni all'amianto respirando le fibre nelle zone limitrofe alla ex Fibronit. Certamente il graduale popolamento delle aree vicine alla fabbrica con l'attuale maggiore densità abitativa di Broni costituisce un ulteriore fattore di rischio per le patologie ambientali da amianto. La sorveglianza sanitaria sugli ex esposti ha riguardato seppure tardivamente e parzialmente gli operai della fabbrica mentre non ci risulta che sia stato effettuato alcuno screening per esposti all'amianto sulla popolazione rendendo di fatto inefficaci le determinazioni dell'Asl di Pavia che nel 2000 aveva previsto un progetto di indagine epidemiologica sulla popolazione di Broni per la valutazione del rischio da esposizione ad amianto.
 
Anche la recente proposta di intervento nell'ambito del programma 2012 del Ccm, Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, riguarda patologie asbesto­correlate in ambiente lavoro ma nulla dice in termini di controllo medico indirizzato alla cittadinanza per quella che a Broni come nel resto d'Italia riteniamo essere una vera «Emergenza sanitaria». La risposta delle istituzioni dovrebbe essere decisa e indurre coloro che sono responsabili della salute dei cittadini a mettere in atto tutte le possibili azioni per salvare la vita e rendendo migliori ed efficaci le cure. Chiediamo alle istituzioni Statali, Regionali, Provinciali, Comunali un aiuto concreto alla popolazione passando da tabelle e numeri all'effettiva prevenzione sanitaria sostenendo quanti hanno bisogno e le loro famiglie spesso abbandonate a se stesse. Vogliamo vengano date risposte tangibili agli effetti provocati dall’amianto creando nuclei di sostegno sul territorio per le necessità della cittadinanza afflitta dalle terribili conseguenze provocate da questo cancerogeno killer.
Luciano Carleo
Presidente Contramianto e altri rischi Onlus

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