La vicenda degli spari, a Voghera, contro l’abitazione dell'assessore del Pdl è un episodio di indubbia gravità perchè è di notevole impatto su una opinione pubblica sempre più disorientata nei confronti della classe politica
SPARI CONTRO CASA ROCCA: FERMIAMO IL TRENO IMPAZZITO!  | | Solidarietà senza se e senza ma a Giampiero Rocca, soggetto politico vittima di un episodio inaccettabile: un abbassamento dei toni è indispensabile |
... di «Mani Pulite», chi ha l'età per ricordare, dovrebbe rendersi conto di quanto sia stato stupido e antiproducente l’atteggiamento dell’allora Pci che, propugnando una presunta diversità sulla «questione morale» che non solo non c’era, ma lo vedeva coinvolto in prima persona nella «Milano da bere» e a livello nazionale si è salvato solo grazie alla differenza tra il comunista Greganti, fedele al partito e fortemente motivato, rispetto ai vari Chiesa e c. degli altri partiti e all’«amichevole» atteggiamento del Pool di Milano, ha scelto di fare affondare gli altri partiti con la convinzione che, rimasto solo, avrebbe fatto man bassa di consensi. E sappiamo come è andata a finire! Tra l’altro, se si volesse parlare di etica dovremmo tenere presente che se è sorpreso a «rubare» chi amministra e governa, il fatto è politicamente e giudiziariamente gravissimo. Ma ancor più grave è scoprire che a tenere il sacco è chi ha il dovere politico e la funzione istituzionale di controllare chi governa , come nel caso del Pci all’opposizione!
«Mani pulite» non ha insegnato niente e ha lasciato un segno gravissimo nell’opinione pubblica che, da quel momento, ha perso ogni rispetto nei confronti di chi si occupa di cosa pubblica; perdita di rispetto che, purtroppo, nel tempo, ogni giorno di più, si scopre essere stata in gran parte meritata! Perdita di rispetto che ha riguardato non solo i rapporti esterni, ma anche e soprattutto i rapporti interni all’universo politico. Se a questo si aggiunge che la caduta del «Muro di Berlino», la fine della Guerra fredda, la perestroika , la fine dell’Urss hanno privato la politica dei punti cardinali che ne avevano determinato inevitabilmente gli schieramenti per quarant’anni, il disorientamento, la possibilità di rapporti, collaborazioni, alleanze tra persone e partiti che erano divisi dal «Muro» hanno contribuito a rendere possibile tutto e il contrario di tutto contemporaneamente.
Berlusconi, resosi conto che sarebbe stato difficile tenere insieme il suo elettorato a lungo con la sola politica, tenuto conto che il suo consenso nasceva da una serie di blocchi sociali fino a quel momento sempre «protetti» (statali, mondo delle professioni, grossi gruppi industriali e finanziari che per decenni avevano privatizzato gli utili e socializzato le perdite) che non avrebbero mai accettato la realizzazione di un vero programma di riforme in senso liberale, ha dovuto creare il «nemico» per chiudere i voti in un recinto. E il passaggio da «avversari» a «nemici» lo si è avuto immediatamente anche nel linguaggio, diventato di tipo «bellico», offensivo, senza limiti all’insulto e alla violenza verbale, con una escalation che non si è più fermata. L’irruzione del web e il suo utilizzo sulla lotta politica da una parte hanno reso il fenomeno irrecuperabile e dall’altra la mancanza di filtri e di controlli ha portato la violenza del linguaggio a superare il livello di guardia, così che non è difficile ipotizzare, come accaduto in passato (e al presente!) che in un clima di esasperazione sociale e di gravi tensioni ci siano frange estreme che possano scegliere di abbandonare la strada della contrapposizione nei limiti della democrazia e della legge per passare dapprima alla violenza di gruppo organizzata e frontale e poi alla scelta della clandestinità.
Fenomeni che sono in atto in questa Nazione da anni e che non solo non trovano l’unanime condanna, ma sono strumentalizzati per attaccare il diritto della maggioranza a governare e scegliere, per contestare il sistema democratico, per teorizzare il diritto del singolo a opporsi senza regole, al trasformare uno stato di diritto parlamentare in uno Stato assembleare di tipo etico dove non conta ciò che è leale ma ciò che è giusto (secondo il criterio di «giusto» che ha il singolo soggetto) ! Alla violenza, purtroppo, ci si abitua, si fa il callo, la si trova normale al punto che i fenomeni si metabolizzano, le notizie spariscono dalle prime pagine dei giornali (basta pensare ai giornalieri attacchi dei No Tav in Val di Susa che continuano, sono diventati endemici, ma non fanno notizia se il numero degli agenti feriti resta sotto le cinque unità!). La delegittimazione di fatto delle regole democratiche non solo non procura danni politici o disistima a chi attacca il «nemico» con toni , atteggiamenti e termini di oggettiva violenza, ma considerati i sondaggi che li premiano, producono una escalation e un effetto emulativo che è sotto gli occhi di tutto, con Di Pietro, magistrato da sempre (a parole!) difensore della legalità che attacca non solo il Capo dello Stato, ma anche il suo collega di Pool Colombo, pur di delegittimare il sistema, pensando di poterne raccogliere le spoglie!
E di violenza in violenza si arriva agli spari sulla abitazione di Rocca, in una città apparentemente tranquilla, che guarda con ironica nonchalance alle esternazioni del prof. Rubiconto, alle bandiere di cui si cinge, alla Costituzione esibita per indicarne l’offesa che ritiene ed alla lunga serie di boutade che, per rispetto al voto che i suoi elettori gli hanno dato (anche se il partito lo ha scaricato!), non affermiamo siano al limite della macchietta. Noi non sappiamo quali motivazioni ci siano alla base di un gesto criminale senza senso. Rocca è da più di dieci anni un soggetto politico che a Voghera conta, è stato il responsabile del partito di maggioranza relativa, il protagonista dei dieci anni della gestione Torriani; è sceso in campo in prima persona nella gestione Barbieri, prima come responsabile del gruppo consiliare del Pdl e da pochi giorni come assessore, in una operazione di rimpasto politicamente gestita a «pene di levriero» ( sperando che i nobili levrieri non si offendano per la citazione!), creando malumori inevitabili. Ci rifiutiamo di credere che il lungo percorso politico di Giampiero Rocca e queste ultime vicende possano aver dato origine al fatto, augurandoci che le forze dell'ordine possano fare luce con la celerità che l’inevitabile allarme sociale procurato richiede.
Alla politica chiediamo di dare un segno di maturità, di esprimere, come stiamo facendo noi, una solidarietà senza se e senza ma a un soggetto politico vittima di un episodio inaccettabile e di prendere atto che un abbassamento dei toni, un ritorno al rispetto reciproco prima tra persone che tra soggetti politici è oggettivamente indispensabile. La prassi di fare battaglie sostituendo la magistratura alla Politica, di conquistare il Palazzo d’Inverno con gli avvisi di garanzia procurati da interventi calunniosi e vili non porta da nessuna parte, allontana la gente dalle Istituzioni e, soprattutto, continua a lasciare nel ghetto della inesistenza e ininfluenza politica chi la pratica. Se vogliamo che l’episodio di Voghera si trasformi in una occasione, fermiamo l’escalation in atto, torniamo a rispettarci reciprocamente, pur nella indispensabile contrapposizione politica, rendiamoci conto che sotto attacco non sono le singole persone, le varie maggioranze, ma l’intero sistema, così che chi ritiene utile la delegittimazione dell’avversario oggi, sarà inevitabilmente travolto dall’inevitabile crollo del sistema di cui, comunque, fa parte. Lavoriamo tutti sui freni del convoglio impazzito!
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