Si è conclusa al tribunale di Vigevano davanti al gup Carlo Pasta l’udienza preliminare della «vicenda dei due testamenti». Il 27 novembre prima puntata del processo
EREDITA' MANTICA: IN CINQUE RINVIATI A GIUDIZIO  | | L'udienza preliminare della vicenda legata all'eredità Mantica si è conclusa con cinque rinvii a giudizio e un patteggiamento |
Si è conclusa al tribunale di Vigevano davanti al gup Carlo Pasta l’udienza preliminare del «processo dei due testamenti». La vicenda è nota e fa riferimento alla maxi-eredità lasciata da Giovanna Mantica detta Rina ved. Crosignani, panettiera di Mortara, deceduta il 19 giugno 2010 ad 89 anni di età nella Casa di riposo Dellacà di Mortara per un tumore al cervello che da mesi aveva causato in lei effetti devastanti. L’eredità contesa consiste in una ventina di unità immobiliari, otto delle quali appartamenti, oltre ad ingenti depositi bancari e al valore di una cospicua donazione in titoli e denaro: complessivamente, secondo i risultati di una stima approssimativa, alcuni milioni di euro. Il patrimonio era stato accumulato dalla Mantica insieme con il marito Lino Crosignani, originario di Montù Beccaria, medico e farmacista, divenuto panettiere per amore di Rina.
La Mantica aveva rilasciato il 10 novembre 2009 un testamento olografo al notaio Giovanni Pandolfi di Mortara, pubblicato il 14 luglio 2010, in cui istituiva eredi famiglie di parenti e, per una parte delle sue sostanze, una serie di beneficiari legati al mondo religioso e del volontariato. Ma il 27 luglio 2010 il notaio Paolo Sedino di Mortara, con studio in Garlasco, comunicava l’esistenza di un secondo testamento da lui redatto in data 27 marzo 2010, previa constatazione della capacità della Mantica di intendere e di volere da parte del medico psichiatra e sessuologo Marco Rossi, mortarese, col quale la defunta devolveva la sua intera eredità ad Antonella Gardella, di 46 anni, agente di intermediazione immobiliare, di Mortara. Questo nuovo testamento, impugnato con esposto penale ed azione civile da parenti ed enti diseredati, ha avuto come testimoni alla stesura Nadia Amisano, mortarese, sedicente curatrice della Mantica e moglie di Gianni Bocca, già esponente di rilievo della Dc locale, diacono (o ex diacono?) della diocesi vigevanese e cavaliere mantellato bianco dell’ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, e la figlia Giovanna Bocca. Il gup ha rinviato a giudizio per circonvenzione di incapace la Gardella, la Amisano, 56 anni, e la figlia Giovanna, 31 anni, nonchè il notaio Sedino, 72 anni. Sarà alla sbarra anche Gianni Bocca, 64 anni, a cui viene contestata la ricettazione per avere ricevuto in deposito dalla Gardella la somma di 249.500 euro in contanti ed averla custodita per una settimana presso la propria abitazione.
Il medico Rossi, ex direttore del centro psicosociale di Mortara e ora trasferitosi a Desenzano del Garda, assai conosciuto per i consigli che dà riguardo alle «gioie» del sesso su un settimanale nazionale di larga diffusione, doveva invece rispondere del reato di falso ideologico per aver certificato nella sua veste professionale che le condizioni di salute della Mantica le consentivano di disporre dei propri beni. Il suo difensore Silvia Bonati di Mortara ha ottenuto, previo accordo con il pm Marcello Maresca, di patteggiare venti giorni di arresto, senza condizionale, trasformati in una sanzione pecuniaria di 5.000 euro, ed è uscito dal procedimento.
Gli altri cinque imputati vanno a processo, fissato per il 27 novembre 2012 davanti al giudice monocratico Stefano Scati. Hanno il patrocinio di un pool di penalisti composto da Pietro Giorgis, Luigi Ferrari Bardile e Giuseppe Madeo del foro di Vigevano, mentre sostengono le ragioni delle parti civili gli avvocati Franco Colli e Valeria Ballanzino di Mortara e Alessandro Carrera di Mede. Verrà ascoltato anche lo psichiatra Rossi, che dovrà spiegare e motivare perchè autorizzò l’atto di eredità a favore della Gardella quando appena due giorni prima aveva invece attestato che la Mantica era «affetta da demenza su base vasculopatica cerebrale»: cioè non sana di mente. Nel primo testamento in ordine di tempo la Mantica aveva beneficato in Mortara, per somme cospicue, la parrocchia di San Lorenzo, la Croce Rossa, l’associazione di anziani 3A e la Lega italiana contro i tumori. Fra le parti civili ammesse dal gup figura la parrocchia. Il ricorso è stato firmato dall’arcivescovo di Vigevano monsignor Vincenzo Di Mauro, nonostante esso sia rivolto anche contro il diacono Bocca, un tempo molto attivo in diocesi. Parallelamente al processo penale continua pure la causa civile, che ha condotto allo stato attuale della procedura al sequestro di tutti i beni posseduti dalla Gardella.
Paolo Lanegra
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